PIEDONA DETTA LEGGE

Piedona non ne vuol sapere proprio… tutto è pronto, tutto è pulito, c’è il sole alto nel cielo ma lei se ne sta bene rannicchiata nella sua tana a succhiarsi il pollice tutto il giorno. Da una parte la capisco: può decidere quando mangiare, quando fare pipì, quando dormire e nessuno le rompe le scatole cercando di interpretare i suoi segnali per avere attenzione. Lì dentro è tutto più facile!

Nel frattempo io e Amò come ogni coppia a termine di gravidanza abbiamo iniziato a fare su e giù dall’ospedale per ogni minima avvisaglia. E’ successo sabato che a me sembrava che ci fosse qualcosa da monitorare e allora per sicurezza: “Dai amore, andiamo al pronto soccorso!”

Mio marito in queste occasioni si trasforma in Cuor di Leone: in macchina verso l’ospedale ero io a doverlo rassicurare che tutto andava bene, che non era ancora il momento, era solo una precauzione, in ogni caso sarebbe stato tutto perfertto, ecc. ecc. Pfui! Il sesso forte! Era bianco come un cencio e continuava a ripetere: “Non mi piacciono gli ospedali, no no, non mi piacciono gli ospedali!”

Piedona era lì tutta intenta a giocare per i fatti suoi, con il suo cuoricino che pulsava a mille mentre la spiavamo durante il monitoraggio.

“Niente da fare, belli!” sembrava volesse dire. “Io sto bene qui!”

E noi, già succubi della sua tenerezza, obbedienti le abbiamo risposto: “Sì capo!”.

B.

p.s. Spero al prossimo post di mettere i suoi veri “Piedoni”!!!!

GIORNO 1 – RIENTRO A CASA

Due settimane in Sud America e la prima cosa che ho voglia di fare rientrando in casa è buttarmi sotto la doccia. Apro le tapparelle e mi guardo intorno. La signora delle pulizie e mia madre hanno fatto le pulizie di primavera e c’è un buon profumo di detergente. I soprammobili sono accatastati nello studio, li sistemerò dopo.

Accendo il computer per controllare la posta e apro la valigia. Mi assale l’odore di umidità che c’era nella stanza della pousada di Cotia a Sau Paulo. Cerco la trousse e mi dirigo verso il bagno… alle lavatrici penserò dopo.

Guardo fuori il campo di verdura sotto casa, perfino senza alberi mi sembra meraviglioso. Nemmeno a farlo apposta la giornata è limpida e i colori sono più forti. Mi guardo intorno e mi rendo conto di quanto diamo tutto per scontato. Mi sembrava di vivere nel grigiore ma dopo Sau Paulo mi sembra di vivere sulle montagne svizzere.

Prima di infilarmi sotto la doccia cerco shampoo e doccia schiuma nell’armadio. Come una sorta di schock vedo che tutta la disposizione di boccettine e flaconi è stata spostata a seguito delle grandi pulizie. Il mio spirito abitudinario e schematico si ribella; l’altra me invece si dice che forse questa nuova disposizione è più funzionale “prova Claudia, lascia entrare le novità”. Respiro profondamente e mi infilo in doccia. Sento l’acqua calda che mi accarezza la pelle, guardo ancora la fila dei miei prodotti di bellezza sul ripiano ed esulto di felicità. Tutto ha un profumo inebriante di casa. Metto anche l’olio essenziale rilassante per godermi ulteriormente il momento. Indugio sotto l’acqua concentrandomi sul calore che mi attraversa e mi dico che è il momento giusto anche per una maschera viso e la crema corpo, quella profumata che mi piace tanto. Mi merito un po’ di coccole.

Il viaggio è stato un successo, faticosissimo e intenso ma di sicuro risultato. Se professionalmente ho fatto tutto ciò che dovevo, personalmente mi sento come se la mia vita fosse stata sospesa nel vuoto per due settimane. Pochi contatti con amici e parenti, una sola videoconferenza al giorno con il Tesorino. Mi tornano in mente le cose che ho voglia di fare e le altre che dovrò sistemare … ci penserò meglio domani mi dico per oggi mi godo i miei oli essenziali.

Con la maschera sul viso comincio a tirare fuori le cose dalla valigia mentre mi ricordo dell’avvocato. Vado al computer. Ecco la mail che aspettavo: “si ci vediamo lunedì, ho mandato un remainder anche al tuo ex marito”. Domani è il gran giorno, finalmente il divorzio. Il viaggio è cascato a puntino, almeno in questi ultimi giorni non ho avuto modo di pensarci. “ci vediamo alle 11 in tribunale!”.

Prendo nota del numero di stanza e del nome del giudice e spengo il pc. Non voglio leggere le altre mail, tornerò alla realtà domani.

Finita di sistemare la valigia comincio a riordinare i miei soprammobili e i miei accessori. Questo fine settimana voglio buttare la roba vecchia e fare spazio. Nelle ore solitarie in hotel questo è il punto dal quale ho deciso di partire per la mia nuova vita, oltre a un nuovo taglio di capelli ovviamente!

C.

SPEDIZIONE IN FARMACIA (CON MIRAGGIO)

Sono appena tornata da una spedizione in farmacia a ritirare l’ennesima dose massiccia di ferro…

Da brava gestante mi sono detta: “A piedi Barbara! Niente macchina! C’è il sole!!” La farmacia dista circa 7/8 minuti a piedi, vista la mia andatura calcolo che ce ne impiegherò 15 per tratta.

Parto carica, mi metto le cuffie dell’i-pod (mi aiutano a tenere il ritmo!!) e viaaaa!

Dopo 1 minuto che sto camminando noto con disappunto che non sono ancora uscita neppure dalla mia via di casa.

Dopo 5 minuti decido che devo alzare il volume per darmi più ritmo, ma più la musica è serrata, più io arranco.

Dopo 10 minuti la farmacia è ancora un miraggio, la prima panchina dista ancora troppi metri.

Mi fermo a guardare il paesaggio, ovvero giro la testa a destra e sinistra guardando case e ancora case. Una vecchietta con il bastone, rari capelli bianchi e un sorriso ironico mi sorpassa con passo spedito.

25 minuti dopo arrivo in farmacia. La lingua penzoloni.

Faccio il mio acquisto, esco, considero di fermarmi al bar per un cappuccino ma desisto certa che mi appesantirebbe ancora di più.

Riparto per il rientro. Vorrei chiamare un taxi ma i taxi in un paesino brianzolo sperduto sono come i pinguini nel deserto. Considero di chiamare qualcuno con la macchina ma tutti sono al lavoro. Sono sola: devo affrontare i miei demoni e proseguire in questa dura passeggiata!

50 minuti dopo esser uscita di casa, sono di nuovo all’ovile a rischio collasso. Km percorsi: 2???

Salgo le scale, mi accascio sulla sedia e mi dico “Mai piùùùùùùù!!!!!”

B.

38 SETTIMANE E TUTTO TACE

La piccola non è più Baby Amore, la piccola in arrivo ora è Piedona La Sbirra: quando vuole segnalarmi la sua presenza tira fuori piedi degni di un nuotatore!

La natura ci ha donato un corpo veramente intelligente: all’inizio della gravidanza si è tutti eccitati e preoccupati che tutto vada bene. E allora stiamo attente, non facciamo azzardi, siamo guardinghe con tutto.

Poi i mesi passano, siamo più sicure di noi stesse, fiere della nostra pancia che mostriamo con orgoglio. Ci sentiamo cariche, pronte a fare qualsiasi cosa.

Ora al nono mese di gravidanza, il corpo mi dice che è proprio ora che Piedona esca. E tutte le paure del parto che una può avere all’inizio di questa avventura favolosa finiscono. Scompaiono, superate da una forza nuova, dalla voglia di vederla, di conoscerla, di farle abbandonare la mia pancia per stringerla fra le braccia.

La natura ti porta allo stremo delle tue forze e delle tue possibilità di camminare o di muoverti o fare qualsiasi attività così che tu lo desideri il parto. Lo vuoi proprio. Non ne vedi l’ora di affrontare anche questa sfida!

38 settimane e mezzo… e tutto tace… Dai Piedona, dai. E’ ora di conoscere i tuoi fan!

B.

NOTIZIE DA SAO PAULO

Il Brasile si estende da nord a sud per più di 20.000 km! Per questo quando hai a che fare con questo paese devi uscire dalla mentalità Europea e pensare che è quasi come un continente. La maggior parte dell’attività industriale si concentra al sud. Qualcosa ancora al centro intorno alla capitale Brasilia ma sopra Rio che si trova a 400 km a nord di Sao Paulo cominciano i chilometri di nulla. La parte nord della costa vive sul turismo mentre l’entroterra a nord  è la zona più povera.

Pertanto vi parlerò solo di Sao Paulo perché sarebbe pretenzioso da parte mia pensare di stare qui per qualche giorno e pensare di conoscere l’intero Brasile.

Sao Paulo si estende per chilometri, dall’aereo sembra un’infinita distesa di cemento. Negli ultimi quattro anni ha avuto una crescita in termini di business e di ricchezza smisurata e se prima in centro c’erano due grattaceli, ora lo skyline ha talmente tanti grattacieli e palazzi di design super lusso da fare invidia a Manhattan. Perché qui se sei ricco devi vivere molto in alto in appartamenti super lussuosi con soffitti e porte alte sei metri e la Ferrari te la tieni in soggiorno. Se appartieni al ceto medio, che significa che hai un buon lavoro, conosci le lingue e puoi vivere bene devi stare in alto, in palazzi recintati e controllati. Perché stare vicino al suolo significa stare fra la gente comune e rischi quello che loro chiamano “los assaltos”! Gli assalti sono gruppi di bande composte da gente povera che “assaltano” negozi o luoghi frequentati da chi un po’ di soldi ne ha con tanto di pistole puntate alle tempie.

I miei colleghi mi hanno consigliato di guardare il film “City of God” per poter capire veramente il grado di disparità sociale che c’è in questo paese. Edifici lussuosi all’americana si stagliano con uno sfondo fatto di favelas o edifici cadenti dove la gente spinge via il fango da davanti a casa nel periodo invernale, che significa pioggia tutti i giorni.

Fra Argentina e Brasile?? Argentina toda la vida!! Ora capisco meglio quanto realmente Buenos Aires abbia una marcia in più .. a proposito .. i Brasiliani prendono l’aereo e vanno a Buenos Aires a fare shopping. Perché il costo della vita lì è decisamente più accettabile. Questa è una delle dieci città più care al mondo e da uno studio fatto recentemente, passare una serata di festeggiamenti di San Valentino costa più che a Parigi!!! …

Di contro la gente è stupenda. Ospitali, gentili e sorridenti. Fai amicizia subito e ti accolgono con grandi abbracci. Che dire, ogni luogo ha i suoi pro e contro … e finalmente stasera si torna a casa.

C.

365 GIORNI INSIEME

Ebbene sì, il trecentosessantacinquesimo giorno è arrivato…

Quando Claudia ed io abbiamo aperto il blog, non avevamo idea di cosa ci avremmo scritto. Ci piaceva l’idea di condividere i nostri pensieri positivi, il nostro entusiasmo, la voglia di incoraggiarci a vicenda nella vita quotidiana fatta di piccole e grandi sfide.

Poi… poi ogni giorno di più ci siamo lasciate trascinare da scrivere aneddoti sulle nostre giornate, abbiamo iniziato ad abbassare le difese e vi abbiamo raccontato di quando siamo state bene, di quando abbiamo sofferto, di come reagiamo di fronte alla Vita.

E la cosa che ci ha spinto a continuare a scrivere per 365 giorni è stato il fatto che qualcuno una parolina di conforto, di incoraggiamento, di solidarietà, di divertimento o di critica l’ha sempre espresso, post dopo post, facendoci proiettare in un mondo online che proprio non conoscevamo.

Avevamo pensato che dopo 365 giorni avremmo chiuso il blog, che l’esperienza era stata fatta e che le cose da dire si sarebbero esaurite. Ma non è così. Con una presenza più soft (un paio di volte alla settimana), noi ci saremo, per aggiornarvi su come vanno le peripezie di Barbara in veste di mamma (che come al solito lancerà appelli per chiedere consigli!!!) e le avventure di Claudia sul lavoro e nella vita personale. E per sapere di voi, ovviamente, anche se non ci conosciamo personalmente, alcune persone sono diventate veramente nostre amiche!

Intanto però, oggi si festeggia.

E allora AUGURI B&C ART DE VIVRE!! BUON NOSTRO PRIMO ANNIVERSARIO!

NOTIZIE DA BUENOS AIRES

Sono le undici e mezza di domenica mattina, ho ancora un’ora prima di andare in aeroporto per prendere il volo che mi porterà a Sao Paulo in Brasile. La valigia è pronta e mi sono scaricata le foto che ho fatto ieri passeggiando per la città per poterle riguardare. L’aria è ancora più pungente stamattina, il vento fa cadere le foglie… l’inverno è alle porte … 

Non ho da darvi notizie eclatanti di un viaggio indimenticabile. In realtà non ho fatto molto altro se non lavorare. Forse, se avessi vissuto un pò la vita notturna di Buenos Aires ora sarei in visibilio. Invece le notti le ho passate in hotel da sola a cercare di smaltire il jet leg e sistemare gli appunti della giornata ..  

Però, almeno  ho cercato di capire il più possibile sul loro modo di pensare e il loro stile di vita. E’ una società molto meno viziata della nostra, che ha meno lusso e che sa che, da un momento all’altro, tutto potrebbe cambiare.

Gli argentini, orgogliosi ed educati, sono un miscuglio di razze: italiani, spagnoli, tedeschi, olandesi, inglesi. Quando mi hanno presentato i colleghi in ufficio tutti ci hanno tenuto a dire le loro origini: “oh mucho gusto, mia nonna era di Ancona”  o cose così! :-)   Il moto migratorio di fine ottocento seguito da grandi flussi del dopoguerra ha fatto si che si mischiassero culture diverse e ha dato a questo posto un tocco molto più europeo confronto ad altri paesi sudamericani.

Infatti, Buenos Aires è considerata la Parigi di questo continente. Attenzione, nulla a che vedere con le meravigliose città europee ricche di storia e monumenti. Ma diciamo che se la inseriamo nel suo contesto ha una marcia in più. Piena di eventi, cultura, musica. Un’architettura che incrocia lo stile Spagnolo con lo stile del Nord Europa per arrivare a quartieri in stile Manhattan…

Gli argentini parlano senza alzare la voce, hanno un accento spagnolo più dolce ed elegante di quello che si parla negli altri paesi. Fanno la fila per bene quando devono prendere l’autobus e le strade sono più pulite delle nostre. Nel loro modo di lavorare sono abbastanza pragmatici, anche se non hanno l’abitudine ad avere i nostri ritmi di lavoro milanesi. Hanno la tendenza a cercare di rigirarti secondo le buone basi italiane che hanno esportato, ma lo fanno in maniera meno furba, forse a tratti un po’ più ingenua. E hanno un forte orgoglio nazionalistico. Amano andare al bar a prendere il caffè, seguire il calcio e fare accese discussioni. Il loro intercalare è “Che” che si pronuncia “cè” che secondo il mito arriva dai migranti italiani: C’è Mario? .. E da qui il modo di dire “Che” prima di un nome … come per che guevara per dire!! … che per loro è un mito incontestabile …

Il governo argentino assomiglia più a una dittatura, con una presidentessa che fa i discorsi alla nazione sentendosi come Evita e una platea che osserva ammirata o esulta di approvazione. La loro economia è pressoché instabile. Il governo in questo momento sta pensando di bloccare le importazioni a rischio di far chiudere tutte le imprese straniere. Questo la dice lunga sul fatto che qui tutto è possibile, tutto può succedere. In forte crescita si, ma con un’inflazione che cresce del 25-30% all’anno, ogni tre mesi i prezzi cambiano al rialzo e si devono rivedere i salari. La gente ricca sta abbastanza bene mentre il ceto medio arranca. La qualità degli edifici, delle automobili e del lusso non ha nulla a che vedere con quanto siamo abituati a vedere noi in Europa. 

Ora vado a fare il check out, lascio questo paese per la seconda fase del mio viaggio e non vedo l’ora di rientrare in Italia… un po’ perché questi lunghi viaggi di lavoro sono comunque faticosi, un po’ perché tutto ciò mi è servito per apprezzare un po’ di più l’aria di casa … a volte, bisogna andare molto lontano per capire la propria fortuna …

Alla prossima tappa

C.

a proposito, Mafalda è stato creato e ambientato proprio qui nel quartiere di Sant’Elmo!! :-D

 

MISTERI DEL TEMPO

Ma io mi chiedo…

Com’è che prima andavo a lavorare otto ore al giorno, tornavo a casa, cucinavo, la casa la tenevo pulita, facevo lavatrici, stendevo, stiravo, mi lavavo e trovavo il tempo persino per due parole crociate…

…E ora che sono a casa tutto il santissimo giorno mi sembra che il tempo non mi basti mai per concludere tutto quello che una casalinga (disperata o meno) in una giornata deve concludere?

Vuoi mettere che le casalinghe hanno le giornate più brevi dei lavoratori??

Secondo me sì.

B.