GOOD LUCK BALLON

In Thailandia a capodanno è usanza accendere un “good luck  ballon”. E’ una sorta di palloncino fatto di carta di riso con un coso alla base (vabbeh avete capito) al quale si dà fuoco. Con il calore il palloncino si gonfia e vola in cielo. Quando lo accendi esprimi un desiderio e se il palloncino vola lontano senza bruciarsi il desiderio si avvererà.

Io e il tesorino stavamo insieme da pochi mesi quando siamo stati a Koh Samui.

Nel posto dove ci trovavamo, tutta la vita diurna e notturna si svolgeva in spiaggia (hotel, locali, ristoranti, tutto!) … Una sera tardi ciondolavamo davanti al nostro Hotel quando passa uno dei soliti ambulanti ..

Tesorino gli chiede se ha un “good luck  ballon”.. lo accendiamo ed esprimiamo il nostro desiderio … woooooowwww  il palloncino vola in alto.. .che bello!! ..

Tesorino si gira e gli chiede “ne hai un altro?”

il piccolo thai ci guarda deluso e dice “no .. ne avevo uno solo :-( … però se mi aspetti te lo vado a prendere :-) ” … Ci consegna il suo pannello di collanine e corre via  alla ricerca del palloncino.

Passa qualche minuto e  la guardia  dell’hotel ci si avvicina con sguardo preoccupato .. non osa chiederci niente ma vederci in attesa con un  pannello di collanine gli lancia  segnali di pericolo … (probabilmente è la cosa più movimentata che gli è successa negli ultimi sei mesi) … Comincia a camminare avanti indietro guardandosi intorno in evidente stato di preoccupazione ( secondo me fra se si stava dicendo: “ma guarda un po’ proprio amme me doveva capità” “ chissà cosa vogliono trafficare questi” “ e se poi mi licenziano? io tengo famiglia” )…

Passano 40 minuti e noi siamo ancora sulla sdraio ad osservare l’agitazione della guardia che comunque non osa troppo avvicinarsi a noi nel timore di farci diventare turisti incazzati che poi lo fanno licenziare .. stiamo quasi per desistere quando vediamo tornare di corsa il nostro piccolo ambulante che, con il fiatone e un grande sorriso, sventola il palloncino…

La guardia nel vedere il palloncino capisce che le sue preoccupazioni sono state infondate e si rilassa.

Ci mettiamo tutti a trafficare per accendere il palloncino mentre altri due ambulanti si fermano con noi per godersi lo spettacolo e la compagnia ..

lo accendiamo, lo lasciamo andare e il palloncino comincia a salire.. stiamo tutti dicendo “oohhooooo” mentre guardiamo con il naso all’insù incantati .. i nostri amici si congedano con una serie di “good luck”  mentre io e il tesorino ci abbracciamo e continuiamo a guardare il nostro palloncino e il nostro desiderio finchè non diventa un puntino piccolo piccolo .. ci giriamo e accanto a noi c’è ancora la guardia, anche lui con il naso all’insù, un sorriso raggiante  e gli occhi lucidi… Ci guardiamo sorridenti e felici “good luck”, “good luck”

ecco, la Thailandia è anche questo… :-)

C. 

I CENTAURI DELLA STRADA

 Dopo un anno che non toccavano la moto, sistemata bella e luccicante in garage, abbiamo deciso che era ora di tirarla fuori e risentire vecchie emozioni giovanili come il vento che ti carezza il corpo, adrenalina per l’alta velocità, brividi per curve mozzafiato.

Amò e io partiamo di buon’ora, carichi di energia, sorridenti e freschi.

Partiti, trovo facilmente una posizione abbastanza comoda per il viaggio… va beh, comoda è una parola grossa… però mi distraggo facilmente con il paesaggio, le valli, gli alberi di frutta… che meraviglia!

Mi sembra passata un’eternità quando mi chiedo che ora sarà mai: guardo l’orologio. Aaaaahhhhhh!! E’ passato solo un quarto d’ora! Non ci posso credere!!

La gamba destra inizia a formicolare, cerco di allungarla ma tocca qualcosa che scotta e subito la ritraggo nella posizione originaria. La mano che tiene stretta la maniglia posteriore mi fa male… forse la tengo troppo stretta? La testa mi sembra pesantissima fasciata nel casco, mi sento uno di quei bimbi di tre anni con il corpo piccolissimo e la testa enorme: avete presente?

Fatico a reggerla e infatti appena mi distraggo un attimo va a colpire con una testata secca il casco di amò davanti a me che dimostra la sua disapprovazione prendendo in pieno una buca.

Uff ma quanto manca??

Stringo amò sui fianchi e lui capisce che la mia resistenza è già finita. Ci fermiamo a prendere un caffè.

Cerco di prolungare la pausa il più possibile: “Amò vado a fare la pipì… amò compriamo le caramelle? … amò vorrei un bicchiere d’acqua… amò guardiamo le macchine passare e le contiamo? … amò stiamo qui e ci facciamo venire a prendere?…”

E’ irremovibile, dopo una sosta eterna che a me però sembra durata solo pochi secondi torniamo in moto.

Però… che aria freschina sul mio viso… strano… prima non c’era…

“Barbaraaaaaaaaaa!! Tira giù la visieraaaaaa!” grida amò.

Gulp!! Quante cose bisogna ricordarsi andando in moto! La giornata passa…. Finalmente passa….. e tornati a casa, appena tolto il casco e sgranchiendosi anche lui le gambe, amò dice: “Però…. Bello questo giro…. Che ne dici se vendiamo la moto?”

Un HIP HIP URRA’ PER AMO’!!!!!!!!!!!!

B.

C’E’ ARIA DI SETTEMBRE

Bonjour Claudia!

Stamattina mi sono svegliata con un solo pensiero in testa: mancano solo 3 giorni a settembre. Aiuto! Suona già come una minaccia. Pensieri positivi! Pensieri positivi! Dammi la carica per continuare a pensare che settembre non sarà solo l’inizio di nuove incombenze ma ci attendono bellissime cose da fare. Facciamo una lista. Proposte?

B.

Siiii!!! …. Ecco quello che ci aspetta a settembre!! Un sacco di cose belle: 

-          Prendere lezioni di pianoforte

-          Fare il corso di teatro di improvvisazione

-          Scrivere il libro

-          Andare a ballare la salsa

-          Fare la serata pannello dei sogni

-          Fare la festa di fine estate (in cui facciamo passare in loop tutte le foto delle vacanze di tutti!)

-          Andare a teatro a vedere commedie divertenti

-          Fare le gite autunnali tipo Bardolino o i castelli veneti

Può bastare?

C.

Sarà un settembre impegnativo! Mi piace!!! Aggiungi anche fare una maratona notturna dei nostri film preferiti e zen!

… e voi…. come vi state preparando alla fine delle ferie?

B.

ALL’OMBRA DEL PINO

In un angolo un pò appartato vicino al capanno del cocco c’è un pino marino con grosse radici e rami piuttosto fitti e bassi. La sabbia crea una leggera collinetta.

Se infili la sdraio lì sotto, godi di una vista privilegiata su tutta la spiaggia bianca e piena di palme.

Lì sdraiata, nel primo pomeriggio, mi gusto la leggera brezza marina mentre qualche raggio di sole fra gli alberi mi scalda leggermente la pelle. Da qui i rumori della piscina sono lontani, davanti a me il mare con le sue quattro tonalità differenti e in lontananza verso il molo un paio di barche a vela.

Uno scoiattolo assapora una noce di cocco aperta e lasciata sulla sabbia da un turista …  

quattro sdraio abbandonate da un gruppetto ormai a pranzo.

Potrei  fare il bagno, ma con questo venticello e nessun altro rumore a parte le onde del mare a cullare il mio respiro che rallenta, non mi accorgo che mi sono già addormentata …. È ora della siesta! …

C.

CHICHÉN ITZÀ

Dopo 24 ore di viaggio, girovagando all’alba e con il jet-leg ancora in corpo, ci siamo accorti di essere arrivati in paradiso! Spiaggia di palme e sabbia bianca, mare di quattro tonalità diverse di azzurro e blu, pesci che ti nuotano fra i piedi e scoiattoli che girano fra le sdraio! Ci troviamo nello Stato di Quintana Roo in Messico, nel tratto di costa a metà strada fra Playa del Carmen e Tulum. Il paesaggio è caraibico con folti giungle, palme e cocchi.

Qui i nativi hanno discendenze Maya e una conformazione fisica tipica degli indios. I bambini hanno i lineamenti orientali a ricordare le loro antiche origini asiatiche. La gente è affabile e sorridente. Loro non sudano e non sembrano soffrire il caldo, non hanno peli e quando piove non cercano riparo. Vivono la natura per quello che è. La terra è sacra e pregano il Dio Chack per avere la pioggia. Lo sapevate che esiste ancora la lingua Maya?

Lungo la strada che da Playa del Carmen ci porta a Chichén-Itzà, ci ritroviamo immersi in chilometri di giungla e, qua e là, compaiono piccoli agglomerati di case e capanne dove si vendono gli oggetti artigianali più svariati. Loro dormono nelle amache fatte a mano e io ne desidero tanto una matrimoniale ma .. nel mio soggiorno mi sa che non ci sta!! .. La cosa più buona che c’è secondo me sono il cacao (i grani che vengono tritati per fare il cioccolato come nel film chocolat!)  e il miele. … Però ora che ci penso anche le fajitas sono buone con le tortillas e i peperoni e le zucchine … miam miam!

E poi le farfalle!!! C’è un’innumerevole quantità di farfalle multicolore che sembrano accompagnarti lungo il viaggio. Non ho mai visto così tante farfalle .. mi piacerebbe fotografarle ma vanno troppo veloci!!

Arrivati a Chichen Itzà (verso mezzogiorno) siamo abbastanza certi di morire di caldo e che di noi rimarrà solo una piccola pozzanghera! .. Ma non importa sappiamo che ne vale la pena, stiamo per visitare una delle sette meraviglie del mondo… La nostra guida è un personaggio molto particolare che ha scelto di vivere in Messico  già da diversi anni (tutta invidia la mia!!). Lo vediamo mettersi  un asciugamano in testa e armarsi di ombrello … mumble mumble … chissàà.. forse ci dobbiamo preoccupare??!!!

Entriamo nel sito e iniziano a raccontarci l’affascinante storia dei Maya. La piramide è davvero meravigliosa, sorprendete .. più piccola di quello che immaginavo ma con qualcosa di carismatico, attraente, magico …

Non ci fanno ne salire ne vedere il giaguaro con gli occhi di smeraldo che si trova all’interno .. questo ci delude un po’. Ci raccontano perché si stabilirono qui, come e perchè facevano i sacrifici e come sono poi andati a finire…. Alla seconda pioggia tropicale che non fa altro che far salire il tasso di umidità cominciamo a capire lo strano abbigliamento della nostra guida!

Intanto, io e il tesorino decidiamo di visitare tutte e sette le meraviglie del mondo: il Colosseo, Chichén Itzá, il Cristo di Rio, la muraglia cinese, il Taj Mahal, il Sito di Petra e la città perduta di Machu Picchu.  … e con questo siamo a due!! :-)

C.

MA PARLA COME MANGI!

Ogni tanto rimango perplessa per quanto riguarda l’evoluzione che sta subendo il nostro linguaggio quotidiano. Non entro neanche nel merito degli sms o dello scrivere nelle chat, facebook, eccetera… Mi riferisco al continuo infarcimento nei nostri discorsi, soprattutto sul luogo di lavoro, di parole straniere, perlopiù inglesi, che crediamo ci rendano tanto fighi.

Giusto per capirci, l’esempio della mia riflessione nasce proprio da una mail che ho ricevuto un secondo fa:

Gentile Dott.ssa Barbara,

grazie per aver accettato il nostro invito alla XXXXXX Conference. Di seguito il programma della giornata (che sottolineo si tiene in provincia di Monza e Brianza!! Neppure a Milano City!):

ore 09.00 Welcome

ore 10.00 Training

ore 12.00 Lunch

ore 14.00 Training

ore 15.30 Coffee break

ore 17.00 Question time

ore 18.00 Closing time

Ehhhh?????? Ma che bisogno c’è????? Fa così poco chic pronunciare le parole: “Benvenuto, formazione, pranzo, pausa caffè, dibattito, chiusura lavori”?

All’interno della letterina c’erano altre frasi tipo “Lo speaker sarà lieto di rispondere alle sue domande” oppure “La Training room è al primo piano dell’hotel” o ancora “Il briefing avverrà il giorno prima durante la cena”, per non parlare di “Ci aspettiamo un feedback positivo da parte dei trainees”.

Stasera andrò a casa da amò e gli dirò con un forte accento anglosassone: “Love my love, ecco che adesso ti preparo una bella dinner, poi accendo la dish washer e infine facciamo un po’ di sex on the beach… ah no, sul sofa!”

Magia dell’internazionalismo.

B.

IL TEAM BUILDING

croce e delizia di noi poveri mortali costretti a fare attività che mai nella vita ci sogneremmo di fare se non ci ritrovassimo incastrati in questi momenti di forzata socializzazione!

Ogni meeting, workshop internazionale, puntualmente arriva immancabile, non è possibile esonerarsi, tocca soffrire in silenzio!

Ogni anno rimango con il fiato sospeso nella speranza che si decidano a smetterla! … non è cattiva volontà non fraintendetemi.. Ho fatto dei team building in Italia molto carini.. ma è un meccanismo delicato e bisogna saperlo organizzare bene …  altrimenti si creano situazioni così imbarazzanti che poi per recuperare la tua reputazione ci metti dei mesi!!

Comunque, negli ultimi anni mi sono ritrovata a:

-          Partecipare a una gara di tiro con l’arco in mezzo ai boschi norvegesi (inutile dire che non sono stata capace nemmeno di tenere in mano l’arco figuriamoci a lanciare una freccia. Il giorno dopo avevo 40 di febbre!)

-          Gara di free climbing nei giardinetti norvegesi (un momento davvero indimenticabile, non solo perché soffro di vertigini ma soprattutto perché salire sul quel coso era troppo davvero troppo faticoso. Il giorno dopo avevo 40 di febbre!)

-          Suonare nella banda del paesino norvegese. La prova consisteva nel fare un briefing con il capo Banda e poi ognuno suonava il suo strumento e insieme si creava una fantastica cacofonia inascoltabile. (Io suonavo il fischietto ed esiste anche un video che gira per l’azienda.  Il giorno dopo avevo 40 di febbre!)

-          Cucinare tutti insieme nella mensa aziendale (al mio gruppo è toccato una sorta di roba fritta e impastellata schifosa che poi abbiamo pure dovuto mangiare. Il giorno dopo avevo 40 di febbre)

Le altre credo di averle rimosse …  ora, capisco che tutto ciò dovrebbe servire a lavorare meglio tutti insieme, ma se dopo qualche anno ti accorgi che il meccanismo non funziona.. non ti viene il dubbio che forse si può anche smettere? …. Vabbeh, vedremo quest’anno cosa mi toccherà! Vi farò sapere …

E voi? Quali sono state le vostre migliori esperienze di team building? Hanno poi funzionato?

C.

SEXY COME UN PANDA

La mia fiducia nelle estetiste è andata a farsi benedire esattamente un anno fa. L’estetista è una categoria come la parrucchiera: ha in mano il tuo destino e se ne fa beffe.

Per il matrimonio di mio fratello, il giorno prima del lieto evento, ero andata dalla solita estetista di paese per farmi dare una sistemata alle sopracciglia con lo scopo di avere uno sguardo sexy e conturbante.

Non si capisce perché ma oggigiorno non si usano più le classiche affidabili pinzette che provocano un lieve pizzicorio, nossignori, oggi si usa la ceretta!

Ma ormai ci avevo fatto l’abitudine, è questione di un secondo e via! Il sopracciglio è bello che sistemato.

“Tu fai sempre un sacco di urli inutili” mi ha detto anche quella volta Karima.

“Sì, e tu fai male come un boia con la sua preda” le ho risposto io come al solito.

Zac! Il primo strappo (e l’occhio fuori dall’orbita).

Zac! E via anche il pelo superfluo del secondo sopracciglio.

Esco in strada e sento pizzicare. E’ normale, penso tra me e me. Mi guardo allo specchietto della macchina ma non vedo bene. Mi sembra più rosso del solito. Però, boh, forse è la luce, forse è una mia impressione.

Dopo qualche minuto sono a casa. Mi guardo allo specchio.

Oddio! Un panda!

Il contorno dei miei occhi è viola in alcuni punti, in altri proprio è scorticato. Pelle viva! Oddio!

Corro in farmacia.

“Signora, non si preoccupi, un paio di settimane e si cicatrizza tutto. Al massimo rimane un po’ segnata qui e qui”. Segnata qui e qui??? Un paio di settimane!! Ma domani mio fratello si sposa, io sono la testimone e e sembro travestita da panda!

Credo nei miracoli e una truccatrice professionista, il miracolo l’ha fatto. Per qualche ora… perché a luglio FA CALDO. E il trucco cola…

Ma Photoshop esiste. E nelle foto, il mio sguardo è sexy e conturbante! ;)

B.

BRUXELLES

 

Si ok, non è molto popolare, quando dico che sono nata in Belgio tutti dicono “ehu che tristezza!!!” .. beh secondo me lo dicono solo perché non ci sono mai stati!!.. Non si può certo dire che è un posto turistico di grido ma vi garantisco che ha un sacco di cose belle!!

forse perché ci sono nata, forse perché ho i ricordi di un’infanzia felice o forse soltanto perché sono un’inguaribile sentimentale ma, quando ci torno, ho comunque sempre la sensazione di tornare a casa..

In Belgio piove spesso .. (anche  se negli ultimi anni il clima sta cambiando anche lì) .. però, nella mia città, ci sono un sacco di boschi e laghetti ovunque; d’inverno i laghetti si ghiacciano e ci puoi andare a passeggiare la domenica.

Quando entri in un negozio o in un posto qualsiasi, tutti ti salutano con “Bonjour Madame” e se vai al supermercato  puoi fare due chiacchiere con le persone in coda con te! Ci sono dei negozietti e dei chioschi  che vendono solo pralines al cioccolato di tutti i tipi, di quelli che  quando ci passi davanti vorresti soggiornarci per un paio di giorni. Le strade vanno in salita e in discesa (alla faccia di chi pensa che il Belgio sia super piatto) e le case non hanno le tapparelle così quando passeggi di sera puoi vedere le luci attraverso le tende colorate. In Belgio non si preoccupa nessuno di come sei vestito, conta più chi sei e tutti possiedono almeno un paio di stivali di gomma. Bruxelles è una città multietnica e di Belgi veri ormai ce n’è pochissimi. Puoi frequentare tutti i corsi che vuoi dal feng shui al badmigton e tutto è accessibile a tutti.

A Bruxelles parlano tutti almeno due lingue, si mangiano i goffre con la panna o il cioccolato; quando ci si saluta ci si dà il bacino sulla guancia anche se non ci si conosce; non ci si trova in piazza ma si va da qualche parte a “boir un ver” (bere qualcosa) anche se d’estate ci sono persone che stanno seduti per terra nella Grand Place a chiacchierare. Le case hanno facciate arzigogolate con dietro il giardino e, se guardi dalla finestra di una di queste case, vedi tutti i giardini verdeggianti e fioriti; a Bruxelles il sole non si spreca perché ce n’è poco! Quindi appena viene fuori si sta tutti fuori e si mangia all’aperto. A Bruxelles guardi poco la TV e la sera dopo cena puoi ascoltare i cuginetti che suonano il piano: http://www.youtube.com/watch?v=qr_L38bwZhU

A Bruxelles c’è la mia grande e pazza famiglia alla quale mandp un grosso bacio … presto tornerò !

C. 

IO, IPPOPOTAMO DANDEE

In un impeto di nostalgia e di ritorno alla nostra fanciullezza, io e amò abbiamo deciso di andare a fare una bella passeggiata in uno zoo. A parte il fatto che mentre camminavamo tra giraffe e iguane mi chiedevo perché non mettessero in bella mostra anche mucche e galline visto che i ragazzini di oggi non li hanno mai visti dal vero… Comunque ad un certo punto ho incontrato lui…. sì sì proprio lui!

“Ohhhh” ho esclamato tutta gioiosa iniziando a saltellare da un piede all’altro “L’ippopotamoooo!”

In un batter d’occhio mi sono passate nella testa immagini di bambole, matite colorate, palloni… E poi lui: l’ippopotamo della pubblicità dei pannolini! Ne avevo uno in peluche, io, tutto blu. Meraviglioso!

Tutto questo buonumore nostalgico mi ha fatto venire un’idea, più folle che geniale: Si potranno adottare ippopotami a distanza? Ne voglio uno!!

B.